I migliori rapper italiani, i nuovi poeti della musica d’autore

La musica è spesso soggetta a cambiamenti, suggestioni e mode più o meno passeggere. Ci sono però fenomeni che seguono un’evoluzione inaspettata e che proprio per questo meritano un’attenzione particolare. Un esempio? Quello dei rapper italiani.

Le origini della musica rap in italia: un pioniere di nome Lorenzo Cherubini

A metà degli anni ’80 si affaccia alla ribalta della radiofonia un personaggio all’apparenza pittoresco ma con una forte personalità, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti.

Un “pischello” come lui definiva i suoi coetanei all’epoca, scoperto da quel grande talent scout che risponde al nome di Claudio Cecchetto, che intravide in lui un potenziale enorme, al punto da farlo entrare a far parte della scuderia di Radio Deejay, ponendolo al timone di un programma pomeridiano durante il quale diffondeva un tipo di musica insolita, dalle sonorità black e dai testi non  proprio poetici.

Proprio grazie al rap di lì a poco Jovanotti viene lanciato nel mondo della musica e i rapper italiani hanno un punto di riferimento, finalmente!

La carriera musicale di Lorenzo Jovanotti si divide in due fasi: quella per così dire “giocosa” dei primi album rap e dei testi per certi aspetti disimpegnati e spesso cantati in un inglese improbabile e non-sense; la seconda invece più impegnata, coincisa anche con una certa maturità intellettuale, con testi più ricercati e canzoni che affrontano anche tematiche più serie come la mafia, le cosiddette stragi del sabato sera e una certa ricerca di spiritualità.

Un successo inarrestabile che ha portato Jovanotti a essere un cantautore affermato nel panorama musicale italiano.

Jovanotti
Rapper italiani – Lorenzo Jovanotti

Gli anni ’90, la prima età dell’oro dei rapper italiani

Il fenomeno Jovanotti, nato a metà degli ’80, ha senza dubbio tracciato un solco per la diffusione della musica rapper italiana e proprio seguendo le sue orme negli anni ’90 decide di tentare la strada del successo un duo milanese composto da Alessandro Aleotti e Vito Luca Perrini alias J Ax e Dj Jad, gli Articolo 31.

Il gruppo rap grazie a testi e musiche orecchiabili riesce in pochi anni a salire alla ribalta musicale lanciando anche diversi hit, brani nei cui testi si affrontavano argomenti spesso censurati dai benpensanti, il tutto condito da una buona dose d’ironia e leggerezza, ingredienti che hanno contribuito a decretare il loro successo.

Nonostante questa parentesi di successo però, la musica rap e di conseguenza i rapper italiani in quegli anni erano ancora un po’ relegati ad un ruolo per certi aspetti marginale. Nelle radio e nei programmi televisivi musicali, infatti, non avevano molto spazio, poiché ritenuti poco commerciale e di scarso appeal.

Se Milano emette dei vagiti rap con gli Articolo 31, anche Roma e altre città, come Napoli, sfornano i loro rappresentanti del genere.

Nella capitale d’Italia, infatti, emergono fenomeni musicali come i rapper Piotta, Frankie Hi Nrg MC, i Flaminio Maphia, mentre all’ombra del Vesuvio nascono Neffa e i 99 Posse, per citare i più importanti. Tutti esempi che si rifanno alla cosiddetta Old School del Rap, quella, per intenderci, che traspone in Italia i dettami dei rapper americani riprendendone stili e presenza scenica.
 

 
Sul finire degli anni ’90 il rap italiano subisce alcuni cambiamenti. Appaiono, infatti, sulle scene gruppi che oltre al rap come forma di espressione, utilizzano anche il dialetto: questo avviene in particolar modo nel Sud Italia, dove i  99 Posse a Napoli e i salentini Sud Sound System scrivono e cantano testi nei rispettivi dialetti, anche per rafforzare il legame con le proprie radici.

In particolare i Sud Sound System rimarcano questo concetto nel loro brano di maggior successo Le radici ca tieni, con il quale invitano non solo a non dimenticare dove si nasce, ma anche ad aver rispetto del proprio territorio.

Un nuovo millennio, un nuovo inizio

Nei primi anni Duemila inizia a soffiare un vento nuovo per il rap made in Italy e la riscossa parte proprio dal Sud Italia.

In quel di Molfetta un giovane cantante, dopo aver tentato un primo approccio con la musica italiana sul palco musicale per eccellenza del suolo italico – il Festival di Sanremo del 1997 con lo pseudonimo di Mikimix, con un’apparizione passata però quasi inosservata -, decide di prendere la situazione di petto, anzi di testa, e “armato” di una capigliatura zeppa di ricci e di un linguaggio musicale tagliente e senza peli sulla lingua e inutili fronzoli, esplode in tutto il suo devastante potenziale.

Rapper italiani: Caparezza

Questo cantante risponde al nome di Michele Salvemini, ma da tutti è conosciuto” come Caparezza.

Il successo per il cantante molfettese arriva quasi subito. Il primo album del 2000 “?!” (questo il titolo dell’album),  rimane un po’  in sordina, eccezion fatta per il singolo La fitta sassaiola dell’ingiuria, cantato in duetto con Angelo Branduardi.

È invece con il secondo album, Verità supposte,  che Caparezza conquista il grande pubblico, merito soprattutto del brano Fuori dal Tunnel che, con ironia e sarcasmo, prende di mira il mito del divertimento uguale per tutti che passa attraverso i luoghi comuni.

Caparezza
Rapper italiani – Caparezza

Il brano da molti viene interpretato nel senso opposto, al punto da indurre il cantante pugliese a schierarsi in prima persona contro l’utilizzo del brano in programmi televisivi, “suonato” come brano da ballare allegramente.

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Tuttavia Caparezza dà il suo placet all’uso di Fuori dal tunnel come sigla del programma Zelig Circus, apparendo anche nella sigla. Di lì in poi la carriera di Caparezza è in continua ascesa con album di successo e concerti sempre sold out.

Tuttavia passano diversi anni prima che il rap venga definitivamente sdoganato come genere musicale. Al di là del riscontro positivo ottenuto da Caparezza, infatti, la musica rapper italiana vive di alti e bassi.

Dal 2009 i rapper italiani conoscono una nuova stagione di rinascita. Compaiono infatti sulla scena musicale fenomeni che contribuiscono alla definitiva consacrazione del rap tricolore.

Rapper italiani: 2010-2015, Fabri Fibra e gli altri

Sono gli anni dal 2010 a oggi che sanciscono il successo del rap italiano. La musica rap italiana si modifica, e si sviluppano due fenomeni complementari il free style e quella del rapper mainstream.

Il free style consiste nell’improvvisazione, una sorta di jam session parlata fatta di rime assonanze, il tutto condito da un ritmo serrato che tuttavia rende musicale e orecchiabile il testo.

Il maggiore esponente di questa nuovo stile è Fabri Fibra, che grazie con il brano Applausi per Fibra, inizia la sua scalata in classifica.

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Negli anni successivi i rapper nostrani diventano una piacevole realtà musicale: l’interesse nei  loro riguardi da parte degli addetti ai lavori è in continua ascesa, al punto da essere considerati come il nuovo cantautorato italiano.

collage rapper italiani
Rapper italiani

Gli stessi cantanti della vecchia scuola riconoscono il rap come un genere non più di secondo piano, che ben si fonde con la melodia tipica italiana.

In questi ultimi anni i fenomeni musicali sono tanti e vari, dai rapper  lombardi Emis Killa, Club Dogo e Fedez, ai napoletani Clementino e Rocco Hunt, che riprende l’uso del dialetto come espressione linguistica, passando da Marracash per Dargen D’Amico e Baby K, unica rappresentante del rap al femminile, che riprende il percorso iniziato nei primi anni ’90 da La Pina, prima di diventare un noto personaggio radio-televisivo.

A questa ascesa della musica rapper italiana si è dovuto arrendere anche il mondo dei talent show, che vedono protagonisti giovani esponenti di questo genere anche in veste di giudici.

Esempi in tal senso sono lo stesso Fedez a X Factor, J Ax a The Voice e Moreno dapprima vincitore dell’edizione 2013 di Amici e l’anno successivo capitano di una delle due squadre di aspiranti cantanti ballerini e attori del programma.

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