😴 Mio nonno e il sogno – Un racconto

😴 Mio nonno e il sogno – Un racconto

Questo racconto è stato narrato e scritto da Salvatore D’Acquisto

Stregoni, maghi, veggenti e medium sembrano tornati di gran moda. Di tanto in tanto intere serie televisive, realizzate anche nell’evoluto mondo anglosassone, catturano l’attenzione del pubblico. Ignoranza, superstizione o il bisogno di acquisire certezze nella vita dopo la morte e i seguaci e proseliti crescono. Ognuno ha un racconto, un’ esperienza da raccontare, tutte con risvolti inspiegabili.

Anch’io quando ero poco più di un bambino ho avuto le mie esperienze “sovrannaturali”

La prima capitò qualche notte dopo la morte di mio nonno Ciccio. La sera prima avevo giocato, fino a tarda sera, per strada, con i miei compagni a “banditi e indiani”, a “Manuè zo-zo” e a “uno salta la luna”; poi, non ancora stanco mi ero seduto vicino alle nostre mamme che raccontavano favole ai più piccoli e lì mi ero  addormentato sulle ginocchia di mia madre. Mi avrà adagiato sul mio letto senza neppure spogliarmi per non svegliarmi, come succedeva spesso in quelle notti d’estate.

La notte ho avuto l’impressione che qualcuno mi chiamasse:

“Salvato’… Salvato’!”

Era mio nonno con la sua voce roca dopo la lunga malattia. E lo vedevo bene, con una coperta sulle spalle come quando sedeva al suo tavolo nelle sere d’inverno e si preparava la “cialledd’ d’ marange”.  

“‘U no’ – gli risposi – che fai in piedi? (gli ultimi mesi lo avevo visto sempre a letto e quasi mai cosciente) sei guarito?”

“Guarito! Guarito! Adesso sto proprio bene.”

Era proprio reale anche se in cuor mio sapevo che lui era già morto ma ero felice di vederlo così in forma. Mio nonno Ciccio era un carabiniere a cavallo in pensione. Aveva dei terreni, uliveti, seminativi, ma era particolarmente affezionato alla sua vigna, piantata in contrada San Felice. Quando poteva mi passava a prendere prima dell’alba con il suo calesse per farsi aiutare a raccogliere qualche frutto o una testa d’aglio che io orgogliosamente mostravo ai miei compagni al ritorno dai campi.

“Che fai in piedi – ripresi – a quest’ora?”

“Volevo un po’ di latte, ma non ne trovo. Mi ricordo che ce n’era. Fai ‘na cosa Salvato’ vai dal barese a comprarmene.”

“Dal barese? …. Ma quello vende i vestiti” – obiettai.

“Fai come ti dico: vai dal barese e compra 2/5 di latte (si usava acquistare tutto sfuso e le frazioni si esprimevano in quinti di litro o di chilo per mia grande confusione; invece di acquistare mezzo chilo di pasta, mi toccava ricordare, quando mi incaricavano, di comprarne 2 quinti e mezzo); tieni, proseguì queste sono 50 lire, ricordati che ti deve dare il resto di 5 lire e tre pesciolini (questi erano di liquirizia e sostituivano il resto quando questo era inferiore alle 5 lire, anche se circolava ancora la 1 lira e la 2 lire).”

La situazione si fece evanescente, poi, e per quanto cercassi di recuperare quella piacevole situazione mi dovetti rassegnare ai sogni che si affollavano confusamente

La mattina, mi alzai affamato, ma con la nausea che mi prende quando sento l’odore del latte o del burro. Così mi venne immediatamente alla mente l’esperienza notturna. Mentre mi preparavo una fetta di pane con olio pomodoro e peperoncino dissi a mia madre:

“Ehi ma’ stanotte ho sognato il nonno. Voleva del latte e mi ha mandato a comprarlo. Mi ha dato 50 lire e mi ha detto che dovevo farmi dare 3 pesciolini di resto. Mi ha detto che adesso è guarito e si sente bene.”

“Eh! Dobbiamo passare da Fulgenzio (era il sacrestano di San Martino) per far segnare una messa per lui e per la nonna.”

Non aggiunse altro sull’argomento; ma il sabato successivo la vidi con la vicina Domenichella con un foglietto mentre stavano per leggere le estrazioni del lotto. Tutte la volte che, dopo aver sognato la nonna, mia madre aveva giocato i numeri, non aveva mai vinto un centesimo. Questa volta non aveva voluto parlare con nessuno, neanche con me che avevo sognato, nemmeno con Domenichella che aveva partecipato alla spesa. Avevano giocato l’ambo su tutte le ruote 50 e 3.

Sulla ruota di Bari (il Barese) uscì 25 (2/5 di latte) 3 (i tre pesciolini di resto) 83 (gli anni di mio nonno) 5 (le lire di resto) e 50 (la somma consegnatami). Una cinquina secca avevano giocato 200 lire e con l’ambo vinsero 5.000 lire in due, credo. Quella sera mi toccò una braciola di maiale ai ferri inattesa. Era il 1962 e la vincita di 200.000.000 di lire avrebbe cambiato completamente le nostre vite. Ma io sono contento così. Tuttavia, non ho mai avuto il coraggio di raccontare a mia madre il resto del sogno.

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