Oli vegetali: l’olio di palma ti fa paura?

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Gli oli vegetali fanno male alla salute?  MarkoLovric / Pixabay

Cosa sono gli oli vegetali?  Fino a poco tempo fa ne ignoravamo l’esistenza, ora gli oli vegetali sono (precisamente) sulla bocca di tutti.

Oli vegetali, che paura!

Il temutissimo Olio di Palma vanta milioni di detrattori in ogni angolo del pianeta.

Il feroce accanimento contro questo prodotto assume contorni sfumati se pensiamo che, la maggior parte delle persone che condividono, commentano, contribuiscono a rendere un messaggio (più o meno volontariamente) virale, alimenta una lotta alle streghe figlia della disinformazione, parente stretta della pigrizia.

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[inlinetweet prefix=”#OlioDiPalma” tweeter=”@fabiocascia” suffix=””]Morta la curiosità, informarsi diventa opzionale, come una zia acquisita. [/inlinetweet]

La tipologia degli oli vegetali è varia: già l’olio di palma stesso può essere raffinato o integrale (olio di palma rosso).

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Oli vegetali: l’olio di Palma Rosso

[inlinetweet prefix=”#oliodipalma” tweeter=”null” suffix=”null”]L‘olio di palma rosso, non raffinato, presenta un alto contenuto di vitamine e sostanze antiossidanti.[/inlinetweet] Per questa sua peculiarità virtuosa, viene utilizzato moltissimo nei Paesi produttori con gli usi più vari.

Esistono diversi programmi in tema di salute pubblica che puntano a combattere alcune carenze dovute a scarsezza alimentare, in particolare la vitamina A, nella popolazione.

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A questo proposito è importante precisare che qualunque varietà o tipo di olio vegetale si assuma, è sconsigliato assumerne quantità superiori a due cucchiai al giorno.

L’olio di palma rosso e la raffinazione: gli oli vegetali raffinati

Quest’ottimo prodotto della natura ha, quindi, parecchie proprietà utili, per cui è largamente utilizzato senza controindicazioni particolari.

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Cosa avviene con la raffinazione dell’olio di palma rosso? L’olio di palma raffinato perde quasi del tutto le proprietà vitaminiche e le sostanze benefiche per l’organismo umano. Che cosa rimane? Naturalmente tutti i grassi! E quella particolare composizione di grassi, depauperata delle ricchezze nutritive, quella sì, è dannosa e ci fa male se la ingeriamo.

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L’olio di palma raffinato è composto per quasi il 50% da acidi grassi saturi (prevalentemente acido palmitico) e per il 50% da acidi grassi insaturi: soprattutto acido oleico (monoinsaturo), seguito da acido linoleico (polinsaturo).

Perché l’olio di palma è così importante per l’industria?

Come visto dalla sua composizione, a seguito della raffinazione l’olio di palma è composto da un’elevata percentuale di grassi saturi. Questo alto tenore di grassi saturi conferisce al prodotto finale una certa solidità a temperatura ambiente, qualità ottimale per l’industria dei prodotti confezionati che gli ha permesso di scalare la vetta dei prodotti utilizzati in sostituzione del più caro grasso non vegetale, il burro, grasso solido per eccellenza.

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Dal punto di vista nutrizionale l’olio di palma viene spesso accostato al burro che, rispetto ad altri tipi di olio è decisamente meno magro.

Dalle fritture all’olio motore: le mille vite degli oli vegetali

L’olio di palma è prevalentemente impiegato per usi alimentari, come nelle margarine, in molte pietanze e snack preconfezionati dolci e salati, ma viene spesso utilizzato anche come olio da frittura (opportunamente trattato).

Altri impieghi sono quelli in campo industriale: con le necessarie lavorazioni [inlinetweet prefix=”#oliodipalma” tweeter=”” suffix=””]lo ritroviamo in detersivi, saponi, cosmetici di uso quotidiano e anche come lubrificante![/inlinetweet]

Oli vegetali: l’olio di palma fa male o no?

Gli oli vegetali fanno male? Dobbiamo eliminarli dalla nostra dieta? No, è probabile che il vecchio consiglio della nonna, sia anche il più saggio: non esagerare!

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In tutte le cose, nell’alimentazione anche, il principio è sempre quello dell’equilibrio. Se giornalmente limitiamo le quantità dell’olio di palma che assumiamo entro i limiti sopportabili dal nostro organismo, non correremo rischi.

Questo vuol dire, appunto, evitiamo di reiterare un consumo quotidiano che può condizionare seriamente la salute e il corretto funzionamento di cuore e arterie.

Ma vale anche per tutti gli altri grassi, burro e olio d’oliva compresi!

Olio di palma e oli vegetali, parliamo di salute

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[inlinetweet prefix=”#ChefGuido” tweeter=”” suffix=”#oliodipalma”]Se parliamo di salute, la confusione aumenta.[/inlinetweet]

Qualcuno demonizza l’olio di palma raffinato per il suo alto contenuto di grassi saturi (abbiamo detto, circa il 50%) che spingono in su i livelli di colesterolo nel sangue, C’è chi però ne esalta per l’elevato contenuto di precursori delle vitamine A ed E insieme agli altri antiossidanti, presenti in quantità rilevante.

La confusione viene anche dalla disinformazione: l’olio di palma rosso, non raffinato, è diverso dall’olio di palma più comunemente usato nei processi di raffinazione, che priva il prodotto delle sostanze nutritive a favore della versatilità industriale.

Gli oli vegetali e i grassi in generale: la giusta quantità

Se siamo informati possiamo scegliere, se possiamo scegliere siamo liberi.

Se posso evitare l’olio di palma raffinato a favore degli oli vegetali grezzi o altri tipi di cibi, il problema dov’è?

Il problema è la quantità: precisamente la quantità che spesso assumiamo in modo del tutto  inconsapevole.

Senza rendercene conto, iniziamo di mattina a colazione, coi croccantissimi cereali, deliziosi nel latte caldo come alternativa ai biscotti di blasonati mugnai felici, strapieni anch’essi di olio di palma.

La giornata è frenetica, il lavoro tanto e stressante. A pranzo arriva il momento del tramezzino confezionato da consumare rapidamente, senza posate, tovaglia o gusto.

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Anche lì abbiamo inghiottito una bella dose di olio di palma raffinato, assieme a conservanti, coloranti e… boh, chissà che altro!

Un bel gelato che ti fa pensare all’estate e giù ancora e ancora di olio di palma.

Come dici? Tu sei un tipo sportivo e, a pranzo, ti concedi solo una fetta di pane con formaggio spalmabile? Sorpresa! Gira la confezione e… indovina un po? Gli oli vegetali non mancano neppure qui.

«Invece, il consumo di prodotti con olio di palma dovrebbe essere limitato al massimo a una volta al giorno e se possibile non tutti i giorni» afferma Laura Rossi, nutrizionista del Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione «Se ne assumiamo uno a colazione, dovremmo ricordare che abbiamo esaurito le occasioni per la giornata e sostituire gli altri snack con frutta, pomodori ciliegini, frutta secca».

Questo è quello che può fare il consumatore, noi ogni giorno.

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Anche l’industria alimentare, però, dovrebbe fare la sua parte, cercando di ridurre il più possibile il contenuto di olio di palma dei suoi prodotti.

L’olio di palma fa male? E quanto?

Il vero pericolo per la salute di cuore e arterie è costituito dagli acidi grassi che si formano durante un processo industriale necessario a solidificare gli oli vegetali (idrogenazione).

A questo punto il prodotto derivato si presenta in forma semi-solida e può essere facilmente frazionato eliminando del tutto la base liquida presente nell’olio di partenza.

Questo processo, oltre a realizzare un prodotto dalle qualità nutritive inesistenti e pericoloso per la salute, non elimina completamente i residui dei molti pesticidi utilizzati nelle coltivazioni. I Paesi grandi esportatori del prodotto, impiegano sostanze tossiche come il DDT anche se, in ambito internazionale, non sono mai stati rilevate concentrazioni di queste sostanze al di sopra delle soglie consentite.

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Questo non esclude un effetto accumulo, soprattutto in soggetti deboli come i bambini.

Le coltivazioni di olio di palma danneggiano l’ambiente?

Foreste distrutte o incendiate dolosamente. Il 70% dei campi impiegati nelle coltivazioni di palma da olio hanno questa provenienza.

I danni sono irreparabili: l’ecosistema è stato distrutto, le specie animali e vegetali in gran parte sterminate. Un danno enorme alla biodiversità di queste aree e un pessimo, ottimo contributo all’emissione di gas serra nell’atmosfera.

Ovviamente quelle aree non erano affatto deserte prima che il business alimentare strappasse alle popolazioni indigeni le terre dei loro antenati. Deportazioni di interi villaggi ed espropri illegali hanno spianato alle coltivazioni strade e foreste con una velocità disarmante. Inutile qualsiasi riferimento ai diritti dei lavoratori.

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Conclusioni sugli oli vegetali

Possiamo quindi concludere dicendo che indiscutibili sarebbero i benefici di una dieta più attenta nel preservare lo stato di salute cardiovascolare.

In questo senso quindi sarebbe opportuno:

  • Ridurre il consumo di acidi grassi saturi, soprattutto di origine animale ;Ridurre il consumo di acidi grassi trans -idrogenati;
  • Ridurre il contenuto lipidico della dieta;
  • Favorire il consumo di acidi grassi monoinsaturi  come l’acido oleico ;Preservare il corretto rapporto tra acidi grassi polinsaturi

Come la nostra dieta mediterranea insegna, non bisogna abusare di condimenti e di oli, ma un consumo moderato non può nuocere in alcun modo. Purtroppo, ciò che crea problemi è il consumo inconsapevole di oli vegetali: le occasioni per incontrarli sono molte ed è opportuno evitare di introdurne una quantità moderata.

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A questo proposito  è fondamentale leggere sempre le etichette: mangiare un paio di biscotti può anche andare bene, ma ingurgitarne quattro o cinque fa male. A prescindere dal tipo di grassi con cui sono preparati.

Che non sia l’olio di palma, quindi, ad essere considerato come la peste nera o come l’origine di ogni malessere moderno: oggi l’alimentazione è basata su prodotti ben lontani dall’essere adatti ad un consumo giornaliero.

Non Abusatene.

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