Viaggiare per l’Italia è anche una questione di lingua (e di dialetti)

Viaggiare per l’Italia è anche una questione di lingua (e di dialetti)

Forse la prima cosa che vi verrà in mente pensando all’ultima volta che, in viaggio, siete entrati in un bar, è la difficoltà nel comunicare la vostra ordinazione al barista. “Un cappuccio”, “Un cappuccino?”, o forse “Un marocchino”, “Cioè? Un espressino?”.

Senza arrivare ancora a parlare delle espressioni dialettali in senso stretto, la bellezza della lingua italiana sta anche in questo: nella varietà delle sue sfumature e delle sue diversità, che da Nord a Sud ne caratterizzano il territorio, quasi seguendo la varietà del paesaggio.

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Ecco l’Italia che si esprime nei suoi dialetti

Sì, perché se in Puglia in albergo vi chiedono se volete che vi cambino il “mannile”, dovrete sapere che non si tratta di nulla di violento, ma che la cameriera si sta riferendo semplicemente al cambio dei vostri asciugamani.

Così, in Veneto, la ricerca di un negozio di alimentari diventerà molto più semplice se chiederete informazioni per un “biavarol”.

L’Italia, insomma, è fatta di tradizioni e di abitudini differenti e tra queste abitudini vi sono anche quelle linguistiche.

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Se Manzoni, alla ricerca della perfetta lingua italiana, quella che aspirava all’unificazione sotto un unico standard, andava a “lavare i panni in Arno” per rivedere la bozza dei suoi Promessi Sposi alla luce del fiorentino, oggi, nonostante nelle scuole si insegni ovunque lo stesso italiano, la bellezza di tanta diversità non si è annullata.

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Per viaggiare davvero in Italia devi essere pronto alla varietà

Il viaggiatore, felice, potrà tornare a casa, dopo aver visitato il Paese da Nord a Sud, portando negli occhi l’incanto dei panorami visti tanto dalla costiera amalfitana quanto dalle guglie del Duomo di Milano, nel naso i profumi della cucina nostrana, dalla pasta alla Norma siciliana alla polenta coi funghi veneta, e nelle orecchie i suoni di queste parlate tanto simili eppure tanto diverse.

Ricorderà “o mare quant’è bell” napoletano, o “com’è granne er Colosseo”?

In ogni caso avrà imparato qualcosa in più sull’essenza dell’italianità, quando queste frasi le sentirà pronunciate a Bergamo da un pugliese e a Napoli da un friuliano. Perché l’Italia è anche questo, un enorme mix di dialetti e tradizioni culturali, ognuna con le sue radici ben piantate nella storia, dai Messapi ai Romani, dai Greci ai Bizantini, dai Normanni ai Goti.

Perché il vero viaggio – come insegnano i grandi viaggiatori europei del Grand Tour, che di tutti questi dialetti portarono a casa preziose testimonianza già nel Settecento – non esiste se non ci si bagna nella cultura volgare, intesa come cultura del popolo, quella più verace e quotidiana, capace di rendere ogni soggiorno in Italia un’esperienza indimenticabile, fatta di odori, sapori, visioni e suoni che nessuna guida potrà mai davvero raccontare.

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