Alcuni bambini giapponesi bullizzano i robot [VIDEO]

Il video mostra alcuni bambini mentre bullizzano i robot.

Qualche anno fa, un gruppo di ricercatori hanno chiesto ad alcuni bambini di tenere in mano una bambola Barbie, un criceto e un robot Furby a testa in giù.

Non c’è da stupirsi che i bambini non siano rimasti indifferenti di fronte alla Barbie, tenendola a lungo in quella posizione. Invece, quando è arrivato il turno del criceto, i bambini si sono affrettati a liberare l’animale che si contorceva, per paura di fargli male.

bambini bullizzano i robot

LEGGI ANCHE: Il vero potenziale dei robot: perché le persone non lo conoscono ancora

La parte interessante è arrivata quando hanno maneggiato il Furby. I bambini hanno detto che, pur sapendo che si trattava solo di un giocattolo, si sono preoccupati di non “far male” al robot (che protestava a gran voce per essere in quella posizione), suggerendo che provavano una certa empatia per la macchina pelosa.

I bambini possono trattare male i robot

Ora, un nuovo studio di un team di ricercatori giapponesi ha dimostrato che, in certe situazioni, i bambini potrebbero non essere così empatici verso i robot come avevamo pensato in precedenza, monitorando gruppetti di mini bulli non sorvegliati che prendevano a pugni, calci un robot in un centro commerciale giapponese.

I ricercatori dell’ATR Intelligent Robotics and Communication Laboratories, dell’Università di Osaka, dell’Università di Ryukoku e dell’Università Tokai, in Giappone, hanno impiegato un Robovie 2 per pattugliare un centro commerciale.

Ogni volta che qualcuno ostacolava il percorso del robot, chiedeva gentilmente all’umano di farsi da parte. Se l’umano non ascoltava, il robot si muoveva nella direzione opposta. Nel corso dello studio, i ricercatori hanno scoperto che i bambini a volte erano troppo ansiosi di dare del filo da torcere al robot. 

LEGGI ANCHE: Round da 200 milioni per Geek+, la startup di robotica per la logistica

Soprattutto quando erano in branco e non sorvegliati, i ragazzi bloccavano intenzionalmente la strada di Robovie.

I bambini bullizzano i robot

Per rendersi conto della cosa, è sufficiente guardare con attenzione questo video: 

In un paper, “Why Do Children Abuse Robots?“, basato sullo stesso esperimento del centro commerciale giapponese, i ricercatori hanno intervistato i bambini che hanno compiuto abusi sul robot.

Quando sono stati interrogati, il 74% dei bambini ha descritto il robot come “umano” e solo il 13% come “macchina”. Però, la metà di loro ha detto di capire che il proprio comportamento fosse “stressante o doloroso” per il robot.

Quindi, in sostanza, la maggior parte di questi ragazzi percepisce il robot di cui abusa come realistico, e poi va avanti e ne abusa comunque.

Anche se è un po’ inquietante, sembra essere in linea con alcune ricerche di psicologia infantile sull’abuso degli animali.

Crescendo, la situazione migliora

Assodato che esistono bambini che bullizzano i robot, l’empatia può essere qualcosa che impariamo invecchiando?

Cosa succede agli abusi quando ci sono di mezzo gli adulti?

Sembra che gli adulti siano riluttanti ad abusare di robot che rispondono in modo realistico, e gli adulti empatici lo sono ancora di più.

Se le nostre azioni verso i robot riflettono la nostra empatia, allora c’è una certa speranza per l’umanità. Quando l’amichevole robot canadese che fa l’autostopBOT è stato vandalizzato (dagli adulti, a quanto pare) durante il suo ultimo viaggio in autostop, c’è stata un’esplosione di sostegno umano.

Prima di allora, il robot aveva viaggiato con successo per migliaia di chilometri affidandosi alla gentilezza di sconosciuti.

___

Per approfondire, segui questo link.

Fabio Casciabanca

Chi siamo Fabio Casciabanca

Classe 1980, il che mi fa steampunk di nascita. Ho pubblicato la mia prima intervista nel 1992 sul Corriere del Giorno: avevo 12 anni e intervistare un venditore abusivo di sigarette è stata una vera impresa. Fino al 2018 ho fatto altre cose, ma cercatele voi: oggi sono Managing Editor di Ninja.it, la più importante rivista di settore in Italia sul marketing. La mia impronta verde: sono presidente dell'Associazione Missione Girasole.