Musica e cucina, note morbide e cremose

Musica e cucina, note morbide e cremose
Musica e cucina, note morbide e cremose
 

…Rosalina, Rosalina a me piaci grassottina ma quando è sera, sera ti sento masticare quando è sera, sera t’ammazzi con i bignè!

Ammettilo, nel cominciare a leggere hai subito canticchiato questo celebre brano, datato 1984, del cantautore milanese Fabio Concato?

La formosa Rosalina cercava invano di dimagrire facendo chilometri in bicicletta, ma inevitabilmente finiva col cedere alla tentazione di gustosi bignè. Perché in fondo cosa importa avere qualche chilo in più al cospetto di una dolce prelibatezza! 

Morbidi, leggeri e cremosi, i bignè sono un po’ come le ciliegie: uno tira l’altro. Ti sei mai chiesto, quindi, quale sia la loro origine?

Musica e cucina: un po’ di storia gastronomica del bignè

Musica e cucina, note morbide e cremose

Di etimologia incerta, pare che il termine sia stato utilizzato la prima volta per far riferimento ad un tipo di pane ripieno e cotto sotto le ceneri

Tipici della pasticceria mignon, i bignè possono essere fritti o al forno: nel primo caso si tratta di un dolce di carnevale rinomato in diverse regioni italiane il cui impasto prevede l’utilizzo di latte, burro, farina e uova e, una volta fritti, ricoperti di zucchero a velo; nel secondo caso i bignè sono un leggero guscio di pasta choux ripieno di varie creme a seconda dei gusti dei più golosi e dei maestri pasticcieri.

La pasta choux sembra sia nata durante il Rinascimento alla corte dei Medici, in quel di Firenze, e solo in un secondo momento esportata in Francia a metà del Cinquecento dai cuochi di Caterina de’ Medici che divenne successivamente moglie del futuro re Enrico II di Valois.

Musica e cucina, note morbide e cremose

Ma fu solo verso l’inizio del XIX sec. che la ricetta prese il nome di pasta choux, farcita con crema pasticcera o crema chantilly da J. Avice e M.A. Carême e presentata con la caratteristica forma “a montagnetta”, decorata col caramello nel caso del croquembouche, ricoperta da una cascata di cioccolato nei profiterols e nella forma allungata farcita e ricoperta di glassa negli éclair, tutti rigorosamente dei nostri cugini d’oltralpe.

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Come biasimarla, a questo punto, la nostra cara Rosalina dinanzi a tanta bontà? Possiamo quasi immaginarla, lì, seduta a gustare deliziosi bignè, magari con un’espressione felice e soddisfatta incurante delle sue forme morbide e burrose come una donna nei dipinti di Botero.

Musica e cucina con un tocco di arte: sofficità e morbidezza

Musica e cucina, note morbide e cremose

Pittore e scultore colombiano, classe 1932, Fernando Botero è famoso proprio per i soggetti un po’ bizzarri delle sue opere dalle forme rotonde e generose.

Secondo il parere di alcuni, le sue opere fin troppo spesso considerate naïf e popolari e orientate ad un pubblico commerciale, sono poco in linea con le scelte stilistiche dei suoi contemporanei o con le più ricercate realizzazioni estetiche e rigorosamente intellettuali.

Tuttavia Fernando Botero, in oltre settant’anni di originale e brillante carriera, si è conquistato non solo i favori del mercato artistico ma anche il consenso di una vasta platea. Ciò che fa di lui un pittore e scultore apprezzato è quel suo tratto e quello stile così personali, quell’iconografia riconoscibilissima che nessuno mai, prima di lui, aveva osato.

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Botero è il fautore delle donne e degli uomini dalle forme esagerate ma al tempo stesso simpaticamente gradevoli. Gli originali protagonisti delle sue opere ostentano con tenerezza ed ingenuità l’obesità e la grassezza in piccole scene bucoliche ed urbane a tratti un po’ retrò.

Il loro sovrappeso e le forme rotonde si mostrano in tutta la loro piacevolezza, genuinità, e tenerezza, da risultare paradossalmente leggere e appena palpabili come candide nuvole.

Il perché i soggetti vengano realizzati così, di preciso non è dato saperlo: scelta stilistica, morale, o semplice ironia…Una cosa è certa, i soggetti ai più risultano essere simpatici e deliziosi, proprio come Rosalina e i golosissimi bignè.

E tu, cosa ne pensi di questo viaggio sulle note della golosità e delle forme?

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